
Nel secondo semestre 2025 l’Emilia-Romagna si configura sotto un interessante profilo “laboratoriale” a livello di nuove buone pratiche per lo sviluppo di un’economia più circolare, sostenibile e resiliente, sullo sfondo di un sostenuto e progressivo rafforzamento del sostegno agli investimenti mirati alla riduzione dei rifiuti nelle filiere produttive, in seno ad un ecosistema industriale già ben avviato in tal senso per progetti applicati (packaging, manifattura additiva, simbiosi industriale, filiere tessili e riuso urbano) che traducono la prospettiva di eco-design in soluzioni concrete.
Il quadro 2025: strumenti regionali e portafoglio progetti
Sul versante delle policy, un riferimento chiave nel 2025 è il bando PR FESR “Promozione dell’economia circolare e riduzione dei rifiuti nel sistema produttivo regionale”, con presentazione domande dal 26 maggio al 26 giugno 2025. A fine ottobre 2025, la Regione dispone 20 milioni per finanziare 63 progetti delle imprese, con contributi fino al 50% e una specifica attenzione alla filiera moda (riserva dedicata). Per gli stakeholder DESICE, il dato importante non è solo a livello della misura in sé, ma soprattutto a livello di effetto “portafoglio”: la circolarità non dipende da un singolo progetto, ma dalla massa critica di sperimentazioni che iniziano a convergere su requisiti comuni (riduzione rifiuti, recupero, riuso, scelte di design e processi misurabili) in modo organico, sinergico e armonico.
Nodi di ecosistema e momenti di convergenza
Nel 2025 crescono anche le infrastrutture “soft” che aiutano imprese e territori a misurare e a tracciare in modo coerente lo sviluppo organico dei progetti. Il Rapporto GreenER 2025 (ART-ER) mette a fuoco la transizione “green” del sistema produttivo regionale, usando anche la diffusione delle certificazioni come indicatori diretti di maturità e impegno delle imprese. In parallelo, eventi e luoghi di confronto (ad esempio Ecomondo 2025) diventano snodi di disseminazione e matchmaking tra istituzioni, imprese e ricerca.
Buone pratiche: cinque traiettorie concrete (con esempi)
A. Packaging “progettato per la circolarità” – Co.Pack.So Co.Pack.So lavora sulla leva packaging, dove spesso si gioca la differenza tra riciclo “teorico” e riciclo reale: coating e soluzioni che puntano a migliorare separabilità/riciclabilità e prestazioni, con un impianto progettuale coerente rispetto all’evoluzione normativa e del mercato. Il progetto è tracciato anche in ambito PR FESR (scheda Unibo: avvio 06/02/2024, fine 05/02/2026) come esempio di collaborazione ricerca–filiera.
B. Processi + metriche per decidere – AM3-CIRCULAR AM3-CIRCULAR fa luce su un punto spesso trascurato: l’eco-design diventa scalabile quando si affianca a strumenti di valutazione (LCA e metriche di circolarità) che guidano la
scelta tra tecnologie additive e tradizionali, un confronto molto importante soprattutto a livello di produzioni di piccola serie.
C. Tessile e rigenerazione di filiera – Re-Fashion (distretto di Carpi) Nel distretto di Carpi, Re-Fashion viene descritto come esperienza in grado di affrancare una tradizione produttiva più tradizionalmente “artigianale”, upcycling e filiere corte, con particolare attenzione alle questioni di tracciabilità e dimensione sociale/culturale degli stessi processi rigenerativi.
D. Simbiosi industriale “abilitata dal digitale” – Sfridoo Sfridoo rende operativa l’industrial symbiosis: ciò che è scarto per un’azienda diventa input per un’altra, tramite matching e piattaforma B2B. Nel 2025 è anche riconosciuta tra i vincitori del TO DO.IT AWARD 2025, per l’integrazione fra tecnologia, sostenibilità e inclusione.
E. Riuso urbano e servizi per ridurre l’usa-e-getta – BackBO BackBO è un caso territoriale di hub di economia circolare fondato in attività concrete di workshop e servizi riuso in seno all’obiettivo esplicito di ridurre sprechi e produzioni monouso, “normalizzando” le pratiche di circolarità nella vita urbana e nell’organizzazione di eventi.
In controluce: perché “gli incentivi” contano
L’eco-design aumenta spesso i costi intermedi organizzativi e di gestione; per questo, la leva economica (anche fiscale) diventa parte della fattibilità, soprattutto per le PMI.
- a livello UE, l’ESPR riconosce esplicitamente il ruolo di misure incentivanti (eco-voucher, fiscalità “verde”) per rendere accessibili i prodotti più sostenibili ai consumatori.
- l’ESPR menziona il supporto alle PMI anche tramite incentivi fiscali (Art. 22): la cornice europea legittima, ma lascia agli Stati (e, per estensione, ai livelli territoriali) la disposizione dell’architettura concreta e della sostenibilità finanziaria delle misure.
- resta centrale il vincolo “aiuti di Stato / de minimis”, che orienta la progettazione degli strumenti e rende ancora più importante un disegno coerente (non frammentato) degli incentivi.
Le buone pratiche emiliano-romagnole mostrano che la transizione è già iniziata; la sfida del 2025–2026 è “fare sistema”, cioè allineare progetti, domanda pubblica (GPP), voucher/finanza e metriche per premiare la qualità progettuale e accelerare la replicabilità in senso anche “concorrenziale” e dinamico.
